Trovare un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata sembra oggi essere diventato per molti una priorità da aggiungere nella propria esperienza professionale e, in Italia, uno lavoratore su tre (32%) sta pensando di cambiare lavoro nei prossimi dodici mesi.

A dirlo è il rapporto “Securing the Future of Work” condotto lo scorso autunno dalla società di ricerca Censuswide, che ha messo in evidenza le aspettative dei lavoratori rispetto stipendio e flessibilità dell’orario.

Lo studio ha riguardato un campione di circa 8mila dipendenti di piccole e medie imprese in diversi Paesi del mondo, ma analizzando solo i dati del nostro Paese spicca come indicatore la volontà di molti trovare un nuovo  impiego nei prossimi mesi.

Quali sono le principali motivazioni per cui i professionisti italiani sono pronti ad affrontare questo cambiamento?

Il 44% dei rispondenti sostiene di voler sostenere questo cambiamento per  ambire ad uno stipendio più alto e  trovare un lavoro più divertente. Il 36% dei lavoratori italiani, invece, contempla la necessità di ottenere un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata e di trovare un impiego più soddisfacente. Per il  30% degli intervistati, infine, l’obiettivo è la ricerca di un ruolo più importante.

Effetto del lockdown e del prolungato smart working? Potrebbe essere! Più che una volontà di cambiamento, per molti sembra essere diventata una necessità.

Lo studio ha inoltre rilevato che un dipendente su due non desidera cambiare lavoro,  ma  decisamente di più rimangono le persone che desiderano poter adattare la loro vita professionale a quella familiare e personale. Infatti, sempre più frequentemente i lavoratori scelgono la propria azienda in base alla possibilità di equilibrio fra attività lavorativa e vita privata.

Nonostante la strada verso il work life balance risulti essere ancora lunga, ripensare al valore del fattore “tempo” e parametrarlo agli impegni richiesti dalla propria professione condurrà certamente verso una realtà lavorativa del tutto nuova, fatta di flessibilità e di modelli operativi più intelligenti.