Per welfare aziendale si intende l’insieme di iniziative, beni e servizi messi a disposizione dall’impresa come sostegno al reddito per accrescere il potere di spesa, la salute e il benessere del lavoratore con contratto a tempo indeterminato.

Ed è proprio in questo contesto che opera Eudaimon, il primo provider di welfare aziendale in Italia, da sempre impegnato nella promozione di iniziative a orientamento sociale. L’azienda collabora anche annualmente con il Censis alla stesura del Rapporto sul welfare aziendale.

L’edizione di quest’anno ha fatto emergere la grossa differenza tra il sentimento fiducioso delle aziende nei confronti del futuro e quello dei lavoratori, che per il 44,2% ritengono che il lavoro nel post-Covid sia peggiorato.

Resta poi la delicata questione dello smart working, sulla quale emergono dati discordanti: secondo il Rapporto, la metà dei lavoratori che ne usufruiscono lo apprezza, e uno su tre teme di dover tornare a lavorare unicamente in presenza; eppure, sei persone su dieci tra coloro che non l’hanno ancora sperimentato temono lo smart-working e non vorrebbero smettere di lavorare in presenza.

Il ruolo del welfare aziendale sarà determinante per venire incontro alle esigenze dei lavoratori, da remoto o in presenza, che nel prossimo futuro avranno necessità di sentirsi parte di una collettività. Il welfare aziendale, per dirla con le parole di Alberto Perfumo, Amministratore Delegato di Eudaimon,  «dovrà avere una rilevanza sociale. È il valore che diffonde nella società che porta, poi, a un reale beneficio. Se ci fossero risorse disponibili e, oltre a questo, si potesse incidere sulla cultura, allora non ci sarebbe problema nell’offrire queste agevolazioni; ma, prima di tutto, è necessario riorientare il welfare nella direzione di cui tutti hanno bisogno, cioè alle necessità più basilari. Si stima un beneficio potenziale per le aziende di 34 miliardi di euro tra vantaggi fiscali e possibili incrementi della produttività mentre per il singolo lavoratore un beneficio economico che ammonta a quasi una mensilità in più all’anno, per un totale di 19 miliardi di euro».

Numeri da non sottovalutare, soprattutto se sommati all’importante contributo che il welfare aziendale potrebbe portare alle aziende in qualità di fattore abilitante del PNRR.