Il mondo di oggi è caratterizzato da continui cambiamenti che generano incertezza nelle Aziende e nei rispettivi business.

Davanti a continue trasformazioni del mercato, a nuovi obiettivi e nuove esigenze dei lavoratori, essere dinamici e restare agili diventa una costante. Di conseguenza, risulta fondamentale promuovere una cultura di formazione continua basata sull’upskilling e il reskilling.

Questi due termini – upskilling e reskillingspesso confusi o utilizzati come sinonimi, hanno in realtà un significato completamente diverso.

Il termine reskilling riguarda quelle attività formative che puntano a insegnare ai dipendenti tutte le conoscenze e le competenze necessarie per occuparsi di nuove attività, come nel caso di blockchain o IoT (Internet of Things).

Con upskilling, invece, si indicano tutte quelle attività formative progettate per far crescere le conoscenze e le skill dei singoli dipendenti nel loro medesimo ruolo.

Upskilling o reskilling: quale scegliere?

La risposta dipende esclusivamente dalle esigenze attuali dell’Azienda e dai bisogni formativi dei dipendenti.

Infatti, nel caso in cui si ha a che fare con profili lavorativi diventati obsoleti, sarà necessario attuare una politica di reskilling. Questo approccio permetterà al lavoratore di “reinventarsi” e utilizzare le nuove competenze per svolgere mansioni diverse da quelle precedenti.

Al contrario, quando invece si individuano all’interno della propria azienda risorse con un elevato potenziale, è opportuno proporre una politica di upskilling. Questa proposta permetterà loro di acquisire un set di abilità e diventare un professionista del proprio ruolo con la possibilità di fare un salto di carriera.

La formazione continua è un valido alleato per le Aziende dal momento che permette di progettare un business a prova di futuro che punta su una forza lavoro versatile e preparata, capace di adattarsi rapidamente al cambiamento.

Fonte: Randstad Italia, HR Technologist