Il Gender Gap è presente in tutto il mondo. Ma in Italia, più che altrove, è un grande ostacolo alla crescita dell’occupazione femminile, perché troppo spesso determina scelte familiari che affossano la crescita professionale delle donne del Bel Paese.

Attualmente le donne del nostro Paese percepiscono il 17% in meno degli uomini. Nel 2020, anno di grandi cambiamenti per il mondo del lavoro, questa situazione è inaccettabile. Per questo Manager Italia e il suo Gruppo Donne Manager hanno lottato affinché arrivasse in Parlamento una nuova proposta di legge per ridurre il Gender Gap.

E, per fortuna, il cammino verso l’uguaglianza ha compiuto un altro passo importante: la proposta, sottoscritta dal deputato Alessandro Fusacchia, è ora oggetto di discussione e prevede che siano valutate le segnalazioni delle interessate o delle Consigliere di parità con indagini continuative creando un dialogo costruttivo tra azienda e lavoratrice, al fine di di cambiare la cultura del lavoro in Italia.

Il lavoro di Gruppo Donne Manager e di Gruppo Misto, capeggiato dal deputato Fusacchia, riguarda diversi aspetti della parità di genere: dal congedo parentale al lavoro agile, fino ad arrivare alla modifica degli stereotipi presenti nei libri scolastici.

Il deputato spiega che “Questa legge in particolare, punta a garantire una parità salariale effettiva, e che quindi non rimanga solo su carta, prevede l’utilizzo di dati già in possesso della pubblica amministrazione (non creando quindi ulteriori oneri burocratici) per verificare che non vi siano scostamenti significativi fra i salari erogati a uomini e donne all’interno di un’impresa. Nel caso in cui ciò si verificasse, la consigliera di parità inizia un dialogo con l’azienda, utile a formulare raccomandazioni per risolvere il problema”.

Si tratta dunque di un percorso di rientro sostenibile, fatto ad hoc per l’azienda, realizzato con le imprese e non contro di loro. Non solo. Le organizzazioni che, al contrario, si mostrano particolarmente sensibili al tema riceveranno un premio, che funzionano come riconoscimento sociale.

“Il pensiero sotteso di questa legge – dice Carolina Pellegriniconsigliera di Parità Regione Lombardia – può certamente contribuire a cambiare il paradigma e fornire anche alle consigliere di parità uno strumento per supportare un vero e proprio salto culturale, più che una caccia alle streghe che non è mai stata nel nostro compito e dna. Tra l’altro, permetterà anche con le eventuali sanzioni di finanziare il fondo che ci sostiene che, in un lavoro come il nostro di quasi volontariato, serve unicamente per poter raggiugere più aziende possibile in questa importante opera di dialogo e crescita per il ruolo della donna nel lavoro e nella società”.

Fonte: manageritalia.it