Il nostro network è qualcosa che dobbiamo curare con intenzione, regolarità e integrità nel corso del tempo e non ci si può ricordare di esso solo quando ci serve.

Se sviluppato con cura, il network può avere un impatto immenso sulla nostra crescita professionale e personale, tanto da essere oggetto di ricerca già da molti anni.

A tal proposito, trent’anni fa l’antropologo Robin Dunbar  svolse una ricerca in cui analizzò il Networking, scoprendo un’interessante correlazione fra la misura del cervello dei nostri primati e la dimensione media dei gruppi in cui si trovavano. Usando la misura media del cervello umano, tentò poi di verificare se la stessa teoria fosse applicabile agli esseri umani e giunse alla conclusione che la nostra specie ha un limite cognitivo che ci rende possibile mantenere fino ad un massimo di 150 relazioni, il cosiddetto “Dunbar’s number”.

Oltre questo limite facciamo fatica a processare informazioni e di solito i rapporti iniziano a deteriorarsi in termini di qualità. Nello specifico, Dunbar osservò che:

  • 5: sono le relazioni più intime e il tuo gruppo di supporto, come famiglia e migliori amici. Di solito fanno parte di questo gruppo tutte persone che senti tutti i giorni o almeno una volta alla settimana.
  • 15: sono le persone a cui puoi rivolgerti per ricevere ascolto e supporto quando ne hai bisogno e a cui puoi confidare gran parte di quello che stai affrontando. Queste persone si sentono almeno una volta al mese.
  • 50: è il tuo network più vicino e attivo, il gruppo di persone che chiami “amici”, quelli che vediamo abbastanza spesso ma non così tanto da considerarle parte della sfera di amici intimi.
  • 150: rappresenta il tuo “personal network”. Quelle persone con cui ci interfacciamo almeno una volta all’anno, a cui scrivi ogni tanto, che puoi chiamare se ti serve qualcosa.  Dunbar suggerisce come range per il proprio “network personale” il numero 100 per le persone più riservate e il numero 200 per le persone più socievoli ed estroverse.
  • FRA I 500 E I 1500:  infine, Dumbar propone un ulteriore range definendo che possiamo avere fino a 1500 conoscenti, il network di tutte quelle persone di cui ricordiamo il nome ma con cui non si ha un vero e proprio rapporto continuativo.

La numerosità di questi gruppi rimane più o meno sempre stabile, mentre la composizione di ognuno si può modificare e le persone si possono allontanare o avvicinare, passando per esempio dal network di 50 a quello più stresso e intimo dei 5.

Che si tratti di ottenere un colloquio, un nuovo lavoro o cliente, oppure lanciare una propria attività, oggi avere una rete di contatti è più importante che mai, in qualunque fase del tuo percorso e oggi abbiamo ampia scelta di tool come LinkedIn, Instagram e Facebook che ci possono aiutare ad avere migliaia di “connessioni”.
Ma se da un lato il numero di connessioni virtuali aumenta, lo stesso non si può dire della qualità e “utilità” di quelle relazioni.

i numeri di Dunbar  portano allora a riflettere su alcuni punti fondamentali per sviluppare relazioni di qualità.

  • Riconoscere i nostri limiti “cognitivi” per sviluppare relazioni significative, perché questo richiede tempo ed impegno a livello mentale ed emotivo. È difficile immaginare che si possa dare la stessa attenzione, tempo ed energia alla cara amica come ai centinaia di conoscenti.
  • Fare una review delle relazioni e valutare il tempo dedicato ad ogni relazione, domandandosi se sia distribuito in modo omogeneo.
  • Agire in maniera coerente e sincera perché siamo soliti a trascinare nel tempo certi rapporti per comfort o familiarità, anche se oggi non li sceglieremmo più se incontrassimo quelle persone per la prima volta.

Questo studio ci fa riflettere sul fatto che, nel creare network personale e professionale, non tutte le relazioni hanno lo stesso valore e impatto strategico. Il consiglio è dunque fare un’analisi accurata valutando quali siano per noi davvero importanti e sia pertanto opportuno “spendere” il nostro tempo e impegno perché maturino nel tempo.