Il tempo sta per finire e da settembre i dipendenti di Morgan Stanley dovranno abbandonare le proprie case e tornare operativi in ufficio.

Sia per i tifosi dello smart working che per tutti coloro che non vedevano l’ora di tornare a poter fare la pausa caffè con un collega, l’era del lavoro da casa è quasi giunta al termine per i dipendenti di New York.

“Se potete andare in un ristorante, potete anche venire in ufficio. E noi vi vogliamo in ufficio”. Queste le parole di James Gorman, Ceo della banca d’affari statunitense, durante la conferenza annuale sugli investimenti.

il Ceo di Morgan Stanley si è detto preoccupato dei possibili effetti che il lavoro da casa potrebbe avere sulla crescita professionale dei suoi lavoratori, soprattutto per i neoassunti e gli stagisti.

Unico motivo? Sembrerebbe di no.

Gorman ha fatto riferimento anche agli stipendi, per cui “se vuoi essere pagato ai livelli di New York, devi lavorare a New York”.

Una linea di pensiero questa un po’ contro corrente in un’epoca in cui il lavoro si valuta sempre più sui risultati raggiunti rispetto le ore passate in ufficio. Certo è che, Morgan Stanley,  non è la prima azienda del settore finanziario ad auspicare un ritorno dei dipendenti in ufficio. Soprattutto, non è la prima e l’unica azienda a sostenere che il remote working debba prevedere un certo tipo di retribuzione misurata ad hoc in base al luogo in cui si decide di svolgerlo.