Il mondo del lavoro diventa sempre più liquido. Ormai è crollato il mito del posto fisso e con esso anche il percorso lavorativo lineare. Nascono così gli slash worker, lavoratori che accumulano più competenze in settore professionali differenti.

Il mercato del lavoro, infatti, si evolve alla velocità della luce: complici la crisi strutturale e il Covid-19, oggi accumulare posti di lavoro all’apparenza inconciliabili diventa una tattica apprezzata da aziende ed organizzazioni.

I dati Eurostat mostrano che nel 2018 il 5% dei lavoratori dell’Ue-28 con un titolo d’istruzione superiore aveva più di un lavoro. Ma si tratta di una scelta consapevole? Secondo la ricerca condotta da ACTA su un campione di 900 freelance italiani coinvolti nel progetto finanziato della Commissione Europea I-Wire, gli intervistati sono diventati autonomi per scelta, per dare spazio alla propria creatività e avere un maggiore potere sulla carriera.

Si tratta di un cambiamento culturale importante, considerato che i suddetti lavoratori sono disposti ad accettare la precarietà pur  di avere il controllo della propria attività lavorativa. Dalla ricerca emerge, infatti, che gli intervistati sono soddisfatti della propria scelta: l’11,8% è sempre soddisfatto, il 55% è spesso soddisfatto, e solo il 7% non lo è mai.

Gli slash worker, infatti, sono unici perché conciliano esigenze lavorative e passioni personali. E lo fanno con entusiasmo: sono animati da curiosità e dal desiderio di apprendere, specializzandosi in più settori.

Questa nuova visione del lavoro è una risposta intelligente alla crisi del mondo professionale: la precarietà diventa un’opportunità per ripensare il rapporto tra dipendenti e aziende. Quest’ultime hanno di fronte una nuova sfida, che consiste nel accogliere una cultura più elastica, capace di declinare le risorse in contesti ampi e differenti. Non solo. Le aziende hanno il dovere di accompagnare questo cambiamento per contrastare la demotivazione lavorativa.

Come? Valorizzando i talenti, sostenendo le competenze multiple, la mobilità interna, la flessibilità e l’innovazione. In questo modo le organizzazioni avranno l’opportunità di investire sul benessere dei dipendenti, riconoscendo il potere dei profili lavorativi atipici.

Il colosso francese BNP Paribas l’ha capito da tempo. Già nel 2015 veniva lanciata l’iniziativa #tribudesagiles finalizzata a valorizzare internamente le competenze multiple dei dipendenti attraverso missioni di breve durata al servizio di altri team.

Insomma, la crisi sanitaria ha accelerato un processo di trasformazione che era in atto già da tempo. La sfida principale, oggi, è quella dell’agilità. In futuro le metriche di valutazione della prestazione lavorativa si baseranno sulla capacità di reinventarsi. E gli slash worker, prima guardati con sospetto, hanno tutte le carte in regola per sbarcare il lunario in una società in continua evoluzione.

Fonte: forbes.it