Gli italiani sono insoddisfatti del proprio stipendio. Dopo cinque anni consecutivi di giudizi positivi sulla retribuzione, per la prima volta i lavoratori dipendenti del Bel Paese lamentano la mancanza di meritocrazia nel trattamento economico mensile.

A rendere nota l’insoddisfazione dei lavoratori è la nuova edizione del report Salary Satisfation, realizzato dall’Osservatorio Jobpricing in collaborazione con Infojob. Anche questa volta sono stati raccolti circa 2mila questionari per osservare dettagliatamente il giudizio degli italiani nei confronti del loro pacchetto retributivo.

Ne è emerso un quadro decisamente negativo. La soddisfazione complessiva cala, e di molto se si guarda a chi percepisce solo lo stipendio fisso. Rispetto al 2019, quando il voto medio si aggirava introno al 4.1, il nuovo anno scende a 3.7. Solo chi occupa posizioni dirigenziali si dice soddisfatto, in tutti gli altri casi il giudizio è abbondantemente sotto la sufficienza.

Al centro delle lamentele la mancanza di meritocrazia: in primo luogo i lavoratori non sono trattati con equità ed esprimono dubbi sul valore del loro lavoro. A tal proposito, l’equità retributiva è in costante calo da 5 anni (si passa dal 4.9 del 2015 al 4.2 del 2020). Inoltre la retribuzione non è adeguata alla performance individuale: il 60% esprime un giudizio negativo al proposito, che diventa ancor più preoccupante nei casi di sola retribuzione fissa.

“Siamo alla quinta edizione della survey e quindi possiamo dire qualcosa non solo sullo stato dell’arte, ma anche sull’evoluzione della soddisfazione dei lavoratori rispetto al loro stipendio”, commenta Alessandro Fiorelli, ceo di JobPricing. “In particolare, sono tre gli aspetti fondamentali che si sono confermati nel tempo dal 2016 fino ad oggi: in primo luogo, la soddisfazione è bassa e il suo andamento sostanzialmente piatto; in secondo luogo, il grado di soddisfazione è fortemente correlato con la percezione di equità e con quella di meritocrazia, che però sono a livelli bassi (soprattutto la seconda) e in costante calo negli ultimi cinque anni; infine, si conferma che i soldi sono importanti, ma non sono tutto. Da quest’ultimo punto di vista, è interessante osservare che oltre il 70% degli intervistati sarebbe disponibile a scambiare una mensilità di stipendio fisso per qualcos’altro, prima fra tutto un investimento sullo sviluppo professionale e che le relazioni personali sul posto di lavoro sono equivalenti alla retribuzione fra i motivi di scelta di un posto di lavoro”.

Il report indaga anche le motivazioni che inducono a scegliere un lavoro e a restare, o a cambiare lavoro. Nel primo caso sono sempre più importanti le relazioni interpersonali, il cui valore passa da 8.7 a 9.0. Importanti anche elementi di natura non monetaria, quali la possibilità di fare formazione e sviluppare la propria carriera. Passando a ciò che spinge i lavoratori a cambiare occupazione, viene confermata l’insoddisfazione circa lo stipendio: 2 intervistati su 3 ammettono di accettare un nuovo lavoro con un retribuzione fissa maggiore. Oltre allo stipendio, anche migliori possibilità di formazione spingono gli italiani a preferire un nuovo lavoro, a cui si aggiunge la flessibilità, che consente di aumentare il tempo libero a disposizione.

Alla luce di questi numeri, Fiorelli conclude : “”I lavoratori ci hanno detto che nel valutare un nuovo posto la priorità l’hanno ancora gli aspetti economici, ma questi scendono decisamente nel ranking delle motivazioni se si tratta di prendere la decisione di non cambiare. Mi pare una conferma di una cosa che imprenditori e responsabili del personale sanno molto bene: puoi attrarre un talento con i soldi, ma non lo convincerai mai a rimanere solo per quelli”.