Non avremmo mai potuto prevederlo, eppure è successo. Da un giorno all’altro la nostra vita è stata messa in pausa, costringendoci a rinunciare ad una routine stressante ma rassicurante. Lo stop sta dando i suoi frutti: i contagi continuano lentamente a calare, e la maggior parte dei cittadini ha compreso l’importanza del rispetto delle limitazioni, accettando la condizione di isolamento.

D’altra parte, abbiamo l’opportunità di concentrarci su noi stessi: finalmente abbiamo tempo per progettare. Consapevoli del fatto che, finita l’emergenza, il mondo non sarà più lo stesso, bisognerà ridisegnare i piani futuri. Da qui l’importanza di sedersi a tavolino, riflettere e progettare: ciò vuol dire, appunto, fermarsi, comprendere chi si è, chi si vuole essere e dove si vuole arrivare, studiando i modi per raggiungere obiettivi vecchi e nuovi. Progettare significa dare una direzione alla nostra esistenza. E’ un processo valido a livello individuale, scolastico e aziendale, dunque tocca in misura differente ognuno di noi.

Ma progettare non vuol dire solo essere consapevoli della meta. Lei è lì, fissa e ben delineata, ma nessuno ci ha dato le indicazione per raggiungerla. Davanti a noi c’è un sentiero insidioso, a tratti oscuro ed ostile, ma inevitabile: è l’unica strada che porta al traguardo.

In primo luogo è necessario osservare le nostre condizioni di partenza, nonché le risorse a disposizione. Serve poi allenamento, per poter essere preparati al meglio ad affrontare una nuova sfida. A questo punto potrebbero emergere paura e timore: non conosciamo il terreno che dovremo calpestare, ma possiamo ricorrere all’aiuto degli altri per imparare a gestire le emozioni. Una volta interiorizzata la paura, giungerà la consapevolezza del rischio: sappiamo che le cose potrebbero non andare secondo i nostri piani, la strada che abbiamo scelto potrebbe essere abbandonata a favore di un altro sentiero, oppure potrebbero spuntare pericoli che non sapevamo di dover affrontare. La valutazione dei rischi è un momento fondamentale della progettazione, a tutti i i livelli di applicazione.

Progettare vuol dire, dunque, intraprendere una strada non sicura, sulla quale i pericoli sono dietro l’angolo, e fatta da tante ramificazioni che potrebbero farci perdere il senso dell’orientamento. Non possiamo prevedere tutto, l’unica risorsa a nostra disposizione è il passato. Perciò è fondamentale la lettura dell’esperienza. Dalle nostre esperienze pregresse possiamo comprendere il presente e formulare ipotesi sul futuro.

Ci interrogheremo su chi siamo, come siamo arrivati a questo punto imparando a sfruttare il passato per raggiungere gli obiettivi futuri. Una volta cominciato il cammino verso la nuova meta bisogna essere pronti a fermarsi, valutando ogni step e studiando nuovi modi per adattarci a contesti imprevedibili, quali, appunto, quelli che caratterizzeranno il nuovo mondo post Corovavirus.

Perciò pianificate: definite gli obiettivi, scegliete una strategia, stabilite le tappe intermedie, monitorate, controllate e modificate in corso d’opera, laddove necessario. Qualsiasi compito può essere trasformato in un progetto.

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