Siamo entrati nella fase 2 pieni di dubbi e perplessità. Dopo due mesi di lockdown, maggio è iniziato all’insegna della speranza e dell’incertezza. Quale futuro ci aspetta? La Cina e la Corea sono diventati due modelli di riferimento: sono stati i primi Paesi ad affrontare e sconfiggere il Coronavirus, seppur con metodi diversi. Nella provincia cinese è stato imposto un severo lockdown, in Corea, invece, la battaglia è stata condotta con un piano di testing a tappeto e l’uso delle mascherine. In entrambi i casi i risultati sanitari sono straordinari: una manciata di casi positivi al giorno e un tasso di mortalità nettamente inferiore alle nazioni avanzate.

Ma cos’è successo a livello economico? La Cina ha conosciuto la prima contrazione dal 1976, quando morì Mao Zedong. Ma le fabbriche si sono subito rimesse in moto: dopo il netto calo di febbraio, ad aprile la produzione è cresciuta del 3,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La crescita ha sorpreso gli economisti, che avevano previsto uno scenario totalmente diverso.

La rapida ripresa della produzione, tuttavia, non è coincisa con una crescita dei consumi. Al contrario, i dati sui consumatori hanno conosciuto un calo impensabile persino durante le crisi del 1997 o del 2008. Per dirlo con i numeri, in Cina le vendite sono scese del 7,5 % su base annuale. E la situazione non cambia nemmeno in Corea del Sud, dove, a quanto dicono gli esperti, la domanda non si riprenderà più di tanto nel trimestre in corso, a causa del comportamento delle persone. Per non parlare dell’export: la domanda occidentale continua ad essere tentennante, anche perché qui i dati sul contagio continuano ad essere preoccupanti.  Insomma, la ripresa della produzione non è coincisa con una rinascita dell’economia.

Cosa ci insegnano, dunque, Cina e Corea? Per prima cosa a rivedere le ipotesi sullo stimolo finanziario post epidemia. Se, finora, gli esperti avevo previsto una ripresa a V, per cui a una rapida discesa sarebbe seguita un’altrettanto rapida risalita ai livelli pre Coronavirus, adesso la curva della rinascita è inevitabilmente cambiata: stando ai dati attuali, la risalita potrebbe durante trimestri, perfino anni.

Per dare una forma più plausibile  al futuro contesto economico, il Wall Strett Journal è ricorso alle lettere dell’alfabeto.  Il processo di rinascita potrebbe essere a L, con livelli di output persi, che non andranno più recuperati, o a W, cioè con una rapida discesa a cui seguirà un’altrettanto rapida ricaduta. Oppure potrebbe seguire l’andamento a swoosh (dal nome del logo della Nike) con una dolorosa recessione a cui seguirà una lenta ripresa, tale da mettere in difficoltà Europa e Stati Uniti che rivedranno i livelli economici pre Coronavirus solo alla fine del prossimo anno.  In generale, le previsioni sono così incerte che le multinazionali si rifiutano di fornire agli analisti gli outlook del prossimo trimestre: in gioco ci sono così tanti fattori che sarebbe più semplice prevedere un disastro naturale.

In ogni caso ad avere l’ultima parola saranno i consumatori. Anche quando le restrizioni verranno allentate, molte persone eviteranno posti come bar e ristoranti, alcune sale concerto, cinema di piccole dimensioni. Dopo due lunghi mesi assillati dal pericolo di contagio da un virus letale, è comprensibile. Alcune attività, d’altro canto, decideranno di chiudere per sempre: che fine faranno piccoli bar e ristoranti che devono, per legge, ridurre i posti a sedere?

Insomma, mesi o addirittura anni di distanziamento sociale si ripercuoteranno sull’economia globale. Dalla Cina arrivano immagini di come si convive con il virus: l’80% dei bar hanno riaperto riducendo del 50% la capacità d’accoglienza, e il 15% delle attività non riaprirà mai più.

La vera difficoltà del mondo occidentale, sta nel fatto che non potranno essere delineati piani di ripresa validi per il mondo precedente. La nuova realtà imporrà esigenze inimmaginabili che adesso possiamo solo abbozzare. Abbiamo bisogno di un mondo che non consideri la riconversione un tabù, che ripensi i programmi universitari, che sostenga con forza la necessità di investire sulla rete dei trasporti pubblici e che sia guidato da istituzioni credibili capaci di formulare nuovi metodi di convivenza con il virus.

Un cambiamento che non dovrà investire solo i piani alti. Tutti dobbiamo abbracciare la nuova realtà, allentando le restrizioni che attanagliano la nostra visione del mondo: solo così ce la faremo.

Fonte: forbes.it