Cosa caratterizza un talento ribelle? E in che modo questi soggetti possono aiutare le aziende a ripartire?

La riflessione a proposito nasce da un saggio di Francesca Gino, docente italiana all’Harvard Business School. La professoressa Gino, infatti, è autrice del saggio ” Talento ribelle: perché infrangere le regole paga (nel lavoro e nella vita)”.

Il libro è il frutto di anni di ricerca su due temi apparentemente scollegati: scoprire le ragioni per cui le persone infrangono le regole; conoscere i motivi del crescente disingaggio dei dipendenti dalle aziende. La connessione tra queste due aree di ricerca è da individuare nella coincidenza, frequente e potente, tra violazione delle regole e passione per ciò che si fa.

“Talento ribelle” è un testo affascinante e ha due pregi. In primis riporta storie personali e casi di successo molto diversi tra loro (da Napoleone Bonaparte a Massimo Bottura, dal pirata Barbanera al Mago Houdini); in secundis propone un’idea di leadership molto attuale, che suggerisce ai dirigenti di stimolare i talenti ribelli, spingendoli a rompere con tutto ciò che è consueto e confortevole, sperimentando strategie creative attraverso cui raggiungere risultati.

Un tema attuale, dal momento che, a partire da marzo, molte organizzazioni hanno dovuto abbandonare vecchie credenze e convinzioni. Per questo i talenti ribelli sono indispensabili.

D’altro canto, nel corso della sua ricerca, Gino decodifica delle caratteristiche comuni a tutti i talenti ribelli, indipendentemente dal contesto in cui li ha incontrati:

  1. La novità, ovvero il superamento del conosciuto per il nuovo
  2. La curiosità, intesa come la propensione a cercare sempre il perché delle cose non accettando lo status quo
  3. La prospettiva, ossia l’impulso ad assumere il punto di vista altrui per avere una visione più ricca del mondo
  4. La diversità, cioè la tendenza a sfidare gli stereotipi e le convinzioni per raggiungere e includere chi può apparire differente
  5. L’autenticità, tratto distintivo delle persone ribelli, che sono solite esprimere le proprie emozioni in modo trasparente.

Grazie a queste caratteristiche, i talenti ribelli si distinguono dalle altre persone, per la loro energia, resilienza, disponibilità a lasciarsi ispirare, per la loro flessibilità e il forte spirito creativo.

Ma un talento ribelle può essere un leader?

Francesca Gino è convinta di sì, soprattutto se riesce ad adottare uno stile di leadership che induce i collaboratori a condividerne l’istinto.

Una leadership ribelle, infatti:

  • cerca la novità
  • incoraggia il dissenso costruttivo
  • apre invece di chiudere le discussioni
  • ha il coraggio di rivelare quel che è e incoraggia anche gli altri a farlo
  • impara di tutto per poi dimenticare quel che ha imparato
  • trova la libertà nei limiti
  • incoraggia gli incidenti fortuiti

Grazie all’attuazione di questi principi, che ciascuno può far suo indipendentemente dal ruolo che ricopre in azienda, è possibile costruire un’organizzazione ribelle. Si tratta di un’organizzazione nuova, né piatta né gerarchica, un luogo che sostiene l’innovazione, il cambiamento e l’eccellenza promuovendo forme alternative di lavoro che rompano gli schemi tradizionali.

E’ giunto il momento di stimolare la nascita di queste organizzazioni. Seppur l’uomo è condotto, per istinto, a rispettare la consuetudine per farsi accettare dalla società, è anche vero che, dopo il Coronavirus, le consuetudini sono saltate ed è indispensabile creare un nuovo paradigma.

Con la pandemia, la natura umana è stata messa alla prova e costretta a sperimentare, cercare e creare nuove abitudini. Così, è stato creato un terreno fertile su cui piantare nuovi semi: le organizzazioni ribelli.

Fonte: ilsole24ore.com