Pensione in Italia: come funziona?

Il sistema della pensione per l’amministrazione pubblica italiana è sempre stato un argomento di grande discussione sia per i cittadini lavoratori, sia a livello di gestione statale.

Il sistema della pensione pubblica è regolato dalla Riforma Dini degli articoli 1, 2 e 3 modificata in gran parte dalla Riforma Pensioni Fornero e dalla Riforma Pensioni 2020 del Governo Conte in attesa della Riforma Pensioni Draghi 2022.

Chi finanzia il sistema pensionistico pubblico italiano è l’imposizione fiscale, il sistema di tutela obbligatoria previsto è costituito da due settori principali:

  • uno per i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, autonomi e collaboratori, gestito dall’INPS
  • uno destinato alle categorie di liberi professionisti, gestito dagli enti previdenziali di diritto privato

Quali sono i requisiti per andare in pensione nel 2021?

In seguito alla crisi dovuta alla pandemia globale e le riforme in corso, molti lavoratori si domandano quali possono essere i requisiti per andare in pensione nel 2021. Le caratteristiche influenti in questo ambito sono:

  • Assegno previdenziale 2021: le pensioni decorrenti dal 1° gennaio 2021 sono caratterizzate da un assegno più basso
  • Adeguamento alle speranze di vita 2021: non è previsto alcun adeguamento dell’età pensionabile con le speranze di vita
  • Pensioni di vecchiaia 2021: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi per generalità dei lavoratori e 5 anni di contributi a patto di aver compiuto i 71 anni di età per chi rientra interamente nel regime contributivo.
  • Pensione anticipata 2021: 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne

Pensioni e quota 100: la situazione attuale

Il grande cambiamento in atto in queste settimane riguarda l’abolizione della cosiddetta quota 100.
Il sistema consentirebbe di andare in pensione a 62 anni e 38 anni di contributi, e non sarà rinnovata dopo la scadenza del 31 dicembre 2021, data di scadenza della riforma voluta e introdotta dall’ex presidente del Consiglio Conte.

Ci sono diverse ipotesi in corso:

  1. Andare in pensione a 62 / 63 anni con la parte contributiva, oppure a 67 con la parte retributiva (proposta Presidente INPS Tridico)
  2. Anticipo dell’età della pensione per mansioni usuranti a 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne.
  3. APE – Anticipo Pensionistico per i lavoratori svantaggiati, con problemi pregressi, periodi di disoccupazione.
  4. Donne in pensione a 58 anni e 35 di contributi, attualmente valido; possibile l’estensione e il mantenimento anche dopo il 2021.
  5. Contratti di espansione per mantenere impiegati i lavoratori vicini alla pensione, con sgravio dei contributi per l’azienda.
  6. Quota 41 anni per tutti: in pensione a 41 anni di contributi per chiunque, tranne nel caso di lavori usuranti come visto prima.
  7. Quota 102 possibile: 63/64 anni di età e 39/38 anni di contributi, con un sistema disincentivante per chi si ritira prima dell’età pensionistica “ufficiale” di 67 anni.

Pensioni dal 2022: cosa succederà?

Se non subentreranno ulteriori cambiamenti, da gennaio 2022 si andrà in pensione a 67 anni.
Data la modifica che potrebbe portare molto scontento nella popolazione si cercherà di sostituire la quota 100 con:

  • La quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi)
  • La quota 41 (minimo di anni di contributi a prescindere dall’età)
  • Proroga di Ape sociale (sussidio pensionistico che si assegna ai lavoratori in condizioni particolari) o di Opzione donna (pensionamento alle lavoratrici con 35 anni di contributi e 58 o 59 anni di età)

Fonte:

www.corriere.it

www.pmi.it