C’è una parola che è in grado di riassumere gli apprendimenti fatti grazie alla pandemia. E’ partecipazione, un concetto che racchiude in sé la capacità trasformativa di questa drammatica situazione, un’opportunità per non tornare a quella normalità che era in parte causa del disagio umano dell’era moderna.

Perché partecipazione è la parola adatta?

Questo tempo ci ha consentito di sperimentare sulla nostra pelle il bisogno degli altri. Ci ha messo di fronte a una realtà fatta di interconnessioni, di dipendenza dal prossimo. Infatti non facciamo nulla da soli. Ogni nostro comportamento non rimane circoscritto nello spazio in cui si manifesta, e ha dei riflessi sull’esistenza degli altri che non riusciamo neanche ad immaginare.

Da qui anche l’importanza dell’interconnessione: ogni azione si lega ad un’altra, creando un ciclo di attività che riceve forza e motivazione da ciò che è già accaduto.  Ogni decisione, volontà e rinuncia prende forma attraverso un intreccio di comportamenti assunti da qualcun’altro, che rendono possibile il nostro agire proprio in quel modo e comunque come atto di libertà.

Quali benefici possiamo trarre da questa consapevolezza che il Covid ha rafforzato?

E’ importanza che essa cresca in due direzioni. Prima di tutto internamente: dobbiamo interiorizzare il senso e il bisogno di partecipazione dentro ognuno di noi. E poi esternamente: una volta assorbito il concetto di partecipazione è opportuno trasferirlo all’esterno, affinché le decisioni possano essere prese coinvolgendo la collettività, le comunità e il team.

Si tratta della partecipazione che esprime quella responsabilità che tutti condividiamo per il fatto stesso di convivere insieme in questo mondo. Avendo l’attitudine di cambiare la vita degli altri con il nostro agire, non possiamo sottrarci a essa, perché significherebbe rifiutare un dato di realtà.

Questo senso di partecipazione dovrebbe occupare tutti gli spazi del vivere, compreso quello economico e del lavoro. E’ solo attraverso una riscrittura profonda del nostro vivere insieme che la partecipazione, presupposto di legittimità per qualsiasi leadership, può diventare il concime per una società forte. Tutti diamo e tutti riceviamo senza riconoscere chi è il primo perché non c’è. E non si tratta di un limite: è una caratteristica che dà senso al nostro essere umani.

La partecipazione, così intesa, diventa upgrade di quella leadership inclusiva che dà senso ad un’impresa. Se così non fosse, l’economia sarebbe delirante, poiché convinta di non dover rendere conto agli altri delle proprie azioni, che come già detto, influenzano inevitabilmente ogni spazio dell’esistenza umana.

Vista in quest’ottica l’impresa diventa un dono eccezionale, di cui ognuno di noi può beneficiare. Non il frutto di un atto solitario che si consuma all’interno di un interesse particolare, bensì esito di un complesso processo di partecipazione che genera un benessere diffuso.

Non è forse questo il modo di prenderci cura delle fragilità umane come la pandemia ci ha insegnato?

Fonte: aidp.it