Oltre metà dei lavoratori continua ad andare a lavoro: i dati Istat
In un’Italia apparentemente ferma, c’è ancora chi continua a svegliarsi ogni mattina per andare a lavoro. Potremmo pensare si tratti di una piccola percentuale, costretta a continuare a lavorare poiché direttamente coinvolta nella gestione dell’emergenza.
E invece oltre la metà degli addetti all’industria e ai servizi privati (credito escluso) continua a recarsi in ufficio o in fabbrica. I dati, forniti dall’Istat, parlano di una percentuale non indifferente: il 55,7% non ha cambiato abitudini lavorative. Infatti nel numero non sono contemplati i dipendenti che continuano a svolgere la loro attività da casa, in smart working.
Questi dati, inoltre, cambiano se dal Nord ci si sposta al Sud del nostro Paese. Se da un lato l’Italia settentrionale conta più lavoratori bloccati, il Mezzogiorno costringe molti addetti a recarsi sul posto di lavoro. Ancora una volta l’Italia riflette la divisione territoriale che da sempre la caratterizza, dimostrando incapacità nel trovare linee d’azione comuni, anche durante un’emergenza.
Probabilmente il motivo è da ricercare nella differente entità del contagio, che ha duramente colpito le Regioni del Nord, aumentando la preoccupazione di autorità e datori di lavoro. Tuttavia, il Coronavirus è un problema mondiale, e nonostante il Sud abbia avuto una diffusione più contenuta, far finta di nulla significa mettere a rischio la salute di tantissimi lavoratori.
Tornando all’analisi dell’Istat, risulta che Basilicata, Sicilia e Calabria registrano una quota di addetti ai settori aperti superiore alla media nazionale. Andando ancora più nel dettaglio, l’Istat ha stilato una lista dei 100 comuni italiani con la più alta attività lavorativa. Al primo posto c’è il comune di Priolo Gargallo in provincia di Siracusa, con l’82,3% di addetti attivi nei settori aperti. Segue il comune di Rutigliano, in provincia di Bari, con una percentuale 79,2%. In terza posizione si colloca Fiumicino, con una percentuale di addetti ai settori aperti del 78,4%, dovuta alle attività di trasporti aerei.
Il Nord, dunque, è fuori dal podio. La prima città settentrionale a comparire in classifica è Somma, in provincia di Varese, che ai aggiudica il quinto posto con la percentuale di addetti attivi pari al 77,2%.
Se poi ci si sposta dai comuni alle grandi città italiane la situazione cambia ulteriormente. Non si tratta solo di differenze si posizione geografica, ma anche di dimensione: le città restano più attive. Secondo i dati Istat le città che superano la media nazionale sono Genova (69,6%) Bari (68,7%) Roma (68,5%) Ancona (68,4%) Trento (68,3%) Bologna (67,7%) Milano (67.1%) e Palermo (66,6%). Colpiscono, infine, le percentuali di addetti attivi nelle città più colpite dal Coronavirus: Lodi e Crema registrano alte percentuali, pari rispettivamente al 73,1 % e al 69,2%.
Fonte: ilsole24ore.it

