L’e-commerce ha messo in crisi tantissimi negozi. Per anni i piccoli esercizi e le micro imprese hanno sofferto a causa dell’avanzata dei giganti dell’e-commerce. A fianco di tutte quelle grandi realtà che concentrano le vendite online, ci sono tante attività noncuranti del pericolo, da sempre abituate a vedere i prodotti negli store fisici. Certo, con la vendita online, si perde quel carattere di umanità che si nasconde dietro la vendita, nella quale il commerciante ascolta le esigenze del cliente, lo accompagna nella scelta e lo conduce con successo all’acquisto. Senza i negozi si perde una vera e propria esperienza, basata sul contatto.

Cosa succederà dopo il Covid-19? Dalle analisi condotte sui consumatori, la maggior parte afferma di non voler tornare nei centri commerciali, e alcuni addirittura eviterebbero anche i negozi più piccoli. Certo, il rischio del contagio, nonostante la discesa dei numeri dei malati, esiste ed esisterà per i prossimi mesi. Serve una soluzione: tutti i venditori devono convertirsi alla vendita online.

Con il DPCM dell’11 marzo, il governo ha indetto la sospensione delle attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per quelle attività di vendita dei prodotti alimentari e di prima necessità. Le botteghe rimaste aperte hanno così visto un’impennata delle vendite, così come è successo per le GDO. La stessa cosa non si può dire per gli esercizi che hanno chiuso le serrande, duramente colpiti dalla decisione governativa, tanto da temere di non poter riaprire il 18 maggio, data indicata dal Presidente del Consiglio per la ripartenza di tutti gli esercizi commerciali.

Per questo alcuni commercianti hanno visto nell’home delivery un’ancora di salvezza. Prima di poter usare quest’arma, tuttavia, i commercianti hanno bisogno di far sapere ai clienti che ci sono e sono disponibili a recarsi al loro domicilio. Così sono ricorsi ai social e alle piattaforme di messaggistica: su Facebook spuntano gruppi per segnalare le attività che consegnano a domicilio, e sulle chat di Whatsapp ci si scambia contatti e informazioni.

Insomma, inconsapevolmente questi commercianti hanno dato vita a una vera e propria operazione di digital marketing fondata sul marketplace. Laddove l’e-commerce ha distrutto il Cornavirus potrebbe, paradossalmente, ricostruire. Attraverso home delivery e marketplace economy i negozi costretti a chiudere potrebbero ripartire. Il negoziante deve ripensare il proprio business: non sarà più il  cliente a recarsi nel suo negozio, ma l’esercente ad andare da lui. Le risorse utilizzate per la vendita in negozio, potrebbero essere impiegate per le consegne a domicilio.

Non solo. I piccoli commercianti hanno un vantaggio rispetto all’ecommerce: sono radicati nel territorio, conoscono personalmente i clienti, sono in grado di instaurare con lui una relazione diretta e fisica. E il delivery è l’ultimo passo necessario per la costruzione di questo rapporto di fiducia.