Recentemente, WorkMotion ha preso in esame 80 metropoli mondiali per stabilire quali siano le migliori per lavorare da remoto. Sono stati considerati elementi quali:

  • La acilità per le aziende di assumere in modo corretto lavoratori a distanza in base alla legislazione locale.
  • I requisiti legali a cui devono attenersi le aziende quando viene assunto un lavoratore a distanza.
  • La possibilità di un visto specifico per i lavoratori a distanza.
  • Il costo della vita, calcolato studiando le aliquote fiscali locali, la disponibilità degli alloggi e i costi per cibo, energia e altre spese di soggiorno.
  • La stabilità politica
  • L’uguaglianza di genere, uguaglianza delle minoranze e uguaglianza Lgbt+.
  • Il livello di sicurezza e protezione delle città
  • La qualità del sistema di istruzione pubblica, del sistema sanitario e dell’accesso dei cittadini all’assistenza sanitaria.
  • La vivibilità della città in base alla qualità e varietà delle attrazioni culturali offerte e i dati sulla “felicità” dei cittadini.

Ed ecco che Bari si classifica al 33esimo posto della classifica mondiale e al primo posto della classifica italiana.

Secondo i dati di WorkMotion, un affitto medio a Bari costa all’incirca 620 euro al mese e la città si posiziona al top della classifica per la disponibilità di appartamenti in affitto e in vendita. Il punteggio più alto riportato da Bari è dato infatti dall’accesso alla casa. La città può inoltre contare sul rilascio di permessi per “freelancer”. Si classifica invece alle spalle di altre città italiane per l’accesso alla sanità e per la cultura.

A livello globale, invece, il posto ideale per chi lavora da remoto è l’Australia. Melbourne si piazza in prima posizione grazie soprattutto ai fattori legati alle condizioni di lavoro, alla felicità dei cittadini e alla possibilità di ottenere un visto per i cosiddetti “nomadi digitali”.