In questo periodo le nostre preoccupazioni viaggiano su due binari paralleli: la salute e l’economia. Intanto il Governo ha annunciato l’inizio della fase 2, e tra pochi giorni milioni di lavoratori torneranno in ufficio.

Ma le aziende sono davvero pronte a garantire sicurezza? La nuova fase si preannuncia cruciale per la ripresa economica e sociale del Paese, ma non bisogna sottovalutare i rischi per la nostra salute. In un’intervista rilasciata a Forbes Michele Casciani, presidente del Gruppo Igeam che si occupa di salute e sicurezza dei lavoratori, ha dato alcune risposte importanti sul tema.

Il primo strumento che le aziende hanno a disposizione è un team multidisciplinare che si occupa di salute e sicurezza dei dipendenti. Non si tratta di una novità, da sempre le aziende possono servirsi di questo strumento, adesso devono solo farlo funzionare. Ma non basta. Secondo Casciani, ogni azienda deve necessariamente dotarsi di sistemi di monitoraggio integrati, che siano in grado di individuare rapidamente, non solo chi è positivo, ma anche chi è contagioso. Questi sistemi possono essere costruiti anche tramite un’indagine telefonica, per studiare i comportamenti recenti dei lavoratori, distinguendo i soggetti sani, quelli immuni, e soprattutto quelli che, ancorché asintomatici, hanno contratto l’infezione di recente e possono essere portatori del virus. Questi soggetti, una volta individuati, andranno allontanati dal luogo di lavoro, e la loro salute dovrà essere monitorata in accordo con i Medici di Base e i Dipartimenti di Prevenzione delle Asl.

Che dire a proposito dei tanto discussi test sierologici? Il Presidente di Igeam sottolinea l’importanza del loro uso. Chiaramente i tamponi rimangono il metodo più affidabile per valutare lo stato di salute, ma essi non sono disponibili per tutti. I test sierologici, invece, possono essere uno strumento prezioso per lo screening della popolazione lavorativa. Ad esempio, i test possono indicare i soggetti a cui prioritariamente andrebbe fatto il tampone.

A questi strumenti si aggiungono delle “best pratice”, indicate da Michele Casciani come degli obiettivi su cui le aziende devono concentrarsi nella prossima fase:

  • Dimensionare il team della prevenzione e dotarlo delle necessarie competenze disciplinari
  • Avviare analisi sullo stato di salute della popolazione aziendale, individuando i soggetti asintomatici, quelli più fragili e quelli più esposti
  • Consolidare i piani d’igiene, di sanificazione, i programmi di protezione attraverso i dispositivi individuali e le misure di distanziamento
  • Mettere a punto un’adeguata procedura di gestione e controllo degli accessi agli uffici, magari dotandosi di sistemi informativi “intelligenti”
  • Adottare un piano di monitoraggio della salute di lavoratori, che comprenda valutazioni anamnestiche e cliniche
  • Costruire una relazione con le autorità sanitarie locali per coordinare con loro la gestione dei positivi
  • Collaborare con tutti gli stakeholder per creare un’alleanza tra azienda e lavoratori

Fonte: forbes.it