Vi abbiamo già parlato dell’impatto economico che il virus avrà sulle aziende. I lavoratori, tuttavia, hanno anche qualcos’altro di cui preoccuparsi. Considerare il futuro del mondo del lavoro è fondamentale per essere coscienti del prossimo scenario che caratterizzerà le attività produttive, sia quelle attualmente ferme che quelle che non hanno subito l’arresto, fondamentali durante l’emergenza.

Il nuovo pericolo è rappresentato dall’automazione. L’inserimento di robot all’interno delle aziende caratterizza da sempre i dibattiti degli esperti sul tema innovazione. Fin dalla peste bubbonica del Quattordicesimo secolo si guardava alla tecnologia e alla creatività come strumenti importanti per far ripartire l’economia. Ma parlare di questo durante un’emergenza può sembrare cinico.

In realtà, l’uso di nuovi strumenti è un’ipotesi reale. A dirlo è il Brooking Institution, uno dei più grandi think thank degli Stati Uniti. Secondo l’analisi, indipendentemente dalla natura degli effetti della recessione, moltissimi lavoratori potranno non tornare ad occupare il posto che avevano prima, venendo sostituiti da macchine. Molte aziende preferiranno investire sui robot piuttosto che sul capitale umano, sia per motivi economici, sia per essere pronti nel caso di una nuova emergenza.

A prima vista, sembra non esserci una relazione tra emergenza a automazione. La transizione verso i robot sembra essere un processo graduale, che non dipende dalle recessioni economiche e dai disastri naturali. A ciò si aggiunge il fatto che la crisi non solo renderà il lavoro umano più economico, ma ridurrà anche gli investimenti previsti per l’automazione.

A conti fatti, purtroppo, la situazione è capovolta. Secondo Brooking, l’automazione non avviene in maniera lenta e graduale, ma si concentra nei periodi di crisi, come, appunto, un’epidemia globale. Il lavoro umano sarà troppo costoso per quelle aziende che vedono diminuire progressivamente i ricavi. Così, i datori di lavoro saranno spinti a eliminare i lavoratori meno qualificati e a cercare un modo per resistere.

E’ opportuno precisare che, nonostante l’automazione possa riguardare tutti i settori, non tutti i lavoratori sono esposti al rischio nello stesso modo. Pensiamo all’impiego massiccio delle macchine negli ospedali veneti per alleggerire il carico di lavoro degli addetti. O a quello che accadrebbe nei supermercati, i cui orari di apertura potrebbero essere prolungati per evitare assembramenti. Ma non solo. Sempre secondo lo studio di Brooking, le categorie più minacciate dall’automazione sono i lavoratori a basso reddito, i giovani e le minoranze. Per non parlare di tutti coloro che lavorano nella ristorazione.

Insomma, se le previsioni di Brooking sono esatte, i cambiamenti potrebbero complicare ulteriormente il ritorno alla normalità.

Fonte: forbes.it