La settimana scorsa ha visto la firma di nuovi accordi tra il Gruppo Intesa San Paolo e Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin che porteranno all’assunzione di 1.100 nuovi talenti, grazie all’uscita di 2.000 dipendenti tramite pensionamenti, prepensionamenti, quota 100 e opzione donna.

Paola Angeletti, chief operating officer di Intesa, afferma: “i giovani che entreranno con questo ulteriore accordo porteranno nuove energie e competenze per costruire la banca del futuro. Abbiamo uno dei più grandi piani di ricambio generazionale in Italia, che si aggiunge ai programmi di formazione continua per adeguare le competenze dei colleghi alle nuove esigenze del mercato. Anche in questa occasione il lavoro congiunto con le organizzazioni sindacali ha portato risultati concreti in termini di tutela e crescita dell’occupazione. In un momento di ripartenza per l’economia Intesa Sanpaolo dà un ulteriore segnale positivo al Paese, soprattutto ai giovani”. È chiaro dalle sue parole che “è stato dunque ampiamente rispettato il principio di una assunzione ogni due uscite volontarie”.

Questi nuovi accordi sindacali interessano tutti coloro che matureranno i requisiti da ora fino al 31 dicembre 2028, in concordanza con il nuovo piano industriale. Sono inoltre finalizzati ad un ricambio generazionale privo, per quanto possibile, di impatti sociali e volti “ad assicurare un’alternativa ai possibili percorsi di riconversione e riqualificazione professionale nel quadro della valorizzazione delle persone anche attraverso l’equilibrio tra vita professionale e vita privata. L’accordo individua, infatti, le modalità e i criteri per il raggiungimento dell’obiettivo di 2.000 nuove uscite volontarie entro il 2025, con l’accesso al pensionamento o al Fondo di Solidarietà da parte delle persone del Gruppo”.

Giuseppe Milazzo, segretario nazionale della Fabi, aggiunge: “si darà la possibilità di uscire volontariamente in via anticipata e di pensionarsi con un incentivo a una platea di 2.000 lavoratori fino ad ora esclusi. Abbiamo preceduto l’impatto della digitalizzazione che presumiamo sia importante nel nuovo piano industriale, a fronte della quale le riconversioni di personale potrebbero essere accentuate”

Questo accordo non è il primo ad essere firmato, ma giunge terzo dopo quelli sottoscritti con Ubi al suo ingresso nel Gruppo, che hanno portato a 7.200 dimissioni e 3.500 assunzioni, da essere completate entro il 2024. In questi ultimi due anni vi sono di fatto state 4.600 nuove entrate, a fronte di 9.200 uscite.

Intesa e i sindacati hanno trovato inoltre il modo di porre eventuale rimedio a futuri cambiamenti delle norme attuali: il calcolo della maturazione dei requisiti pensionistici viene effettuato sulla base della vigente normativa previdenziale e le parti si impegnano ad attivarsi qualora quest’ultima dovesse cambiare, affinché non vi sia un’interruzione tra le prestazioni straordinarie erogate dal Fondo e il percepimento della pensione, gravandosi dell’eventuale relativo onere.