Il settore degli eventi è uno dei più colpiti dalla crisi. Come si può immaginare il mondo dello spettacolo, che vive di assembramenti sul palco e in platea, ha grande difficoltà a rialzarsi . Mentre imprese, aziende, fabbriche, negozi e ristoranti cominciano lentamente a rialzare le serrande, gran parte degli eventi è stato sospeso per il resto del 2020.

Ma c’è chi non si è perso d’animo, e durante il lockdown ha lavorato sodo per andare in scena anche quest’anno. Il Ravenna Festival, 31 anni di storia, sarà la prima manifestazione musicale a mettersi in moto nell’Italia del Covid. Dal 21 giugno al 30 luglio sono previsti appuntamenti quotidiani, tra Ravenna, Cervia e Lugo.  Ad animare il palco ci saranno ospiti stellari: musicisti, ballerini, attori, ma anche scienziati e architetti (attesi gli interventi di Ilaria Capua e Stefano Boeri).

Dietro la ribalta del Festival romagnolo si nasconde uno spirito imprenditoriale straordinario, capace di prendere decisioni difficili in un clima d’incertezza. Infatti ad aprile, mentre i manager dello spettacolo aspettavano direttive dal governo, gli organizzatori del Ravenna Festival hanno steso un business plan dettagliato. Arrivato sul tavolo del Ministro della cultura, il documento conteneva una proposta accurata sulle modalità di svolgimento dell’evento, dal come predisporre il pubblico a come collocare l’orchestra.

“Abbiamo lavorato a stretto contatto con il nostro medico aziendale e l’architetto addetto alla sicurezza ispirandoci alla prassi delle aziende, alla vicina Ferrari” ha spiegato il sovrintendente Antonio De Rosa.

E così gli articoli sulla ripartenza dello Spettacolo contenuti nel Dpcm del 17 maggio hanno confermato le linee elaborate dal festival ravennese, mentre si è glissato sull’obbligo della mascherina per gli artisti, proposta avanzata dal Comitato scientifico centrale.

Chiaramente, l’edizione 2020 sarà diversa. Il cartellone di partenza è stato riformulato, riducendo il budget da 10 a 6 milioni. A incidere è soprattutto la riduzione del supporto dei partner – Eni in testa- così come quella del botteghino (si potranno vendere al massimo 300 biglietti al giorno per garantire il distanziamento sociale). Inoltre, i biglietti spesso avranno un costo poco più che simbolico, per andare incontro alla critica situazione economica post Coronavirus.

Ma torniamo a guardare nell’insieme il quadro del settore dello spettacolo. In piena pandemia il Ministero della Cultura confermò che gli eventi musicali avrebbero beneficiato dell’erogazione del Fus (Fondo unico spettacolo), anche se non fossero stati rispettati i parametri per accedervi. Sarà erogato un anticipo del contributo pari all’80% di quanto ricevuto lo scorso anno, mentre il restante 20% verrà stanziato in base alle attività svolte.

Quindi, considerando che produrre costa più che stare fermi, in tanti rimarranno dietro le quinte, alzando il sipario solo in poche occasioni, così da salvaguardare l’immagine. Questa la logica che domina l’industria dello spettacolo: si spera di tornare presto alla normalità.