La scorsa settimana l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil), ha rivisto le previsioni fatte lo scorso mese riguardo gli impatti della pandemia sul mercato del lavoro.

Partiamo dall’impatto che il virus sta avendo sull’economia: un vero e proprio shock che investe non solo l’offerta (a causa del rallentamento o del blocco della produzione e dei servizi) ma anche la domanda (a causa dell’inattività obbligata di gran parte dei lavoratori e di un evitabile calo dei consumi).

Lo shock economico si ripercuote inevitabilmente sul mercato del lavoro. Da qui il primo rapporto dell’Oil, che risale al 18 marzo, e prevedeva 25 milioni di disoccupati a fine emergenza. Purtroppo la nuova analisi, resa nota il 7 aprile, è ben più grave. In alcuni comparti sono 1,25 miliardi i lavoratori a rischio. I settori in questione sono quello degli alloggi, della ristorazione, delle manifatture, della vendita al dettaglio, delle attività commerciali e amministrative. Ma non solo. Su scala globale il numero sale a 2 miliardi, considerando tutti quei dipendenti che lavorano nel cosiddetto settore informale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e nelle nuove economie.

Ma gli effetti non si faranno sentire solo sulla quantità di lavoro. Ad essere intaccati saranno anche i guadagni, posto che, a causa della misure di quarantena, si stimano misure di perdite di reddito da lavoro da 860 miliardi di dollari, nello scenario più ottimistico, a 3440 miliardi di dollari in quello più pessimistico, con un aumento globale dei soggetti in povertà lavorativa che arriva fino a 35 milioni di persone.

Infine la crisi economica causata dal virus avrà un impatto particolarmente significativo su determinate categorie di lavoratori: i giovani, gli over 50, gli immigrati, le donne e le categorie non protette.

Visto lo scenario, per l’Oil sono necessarie misure capaci di sostenere le imprese, l’occupazione e il reddito, di stimolare l’economia e di instaurare un dialogo tra le aziende e il governo. >Servono risposte politiche rapide, che devono essenzialmente concentrarsi su tre pilastri:

  • protezione dei lavoratori sul posto di lavoro, attraverso misure di protezione e prevenzione (dal distanziamento sociale fino alla possibilità di usufruire dello smart working anche dopo l’emergenza).
  • la stimolazione dell’economia e della domanda di lavoro attraverso misure di protezione sociale come sussidi di disoccupazione, sgravi fiscali per i lavoratori a basso reddito e per le piccole e medie imprese, riduzione dei tassi d’interesse, prestiti, ma anche investimento nel sistema sanitario e creazione di nuovi posti di lavoro.
  • supporto dell’occupazione e dei guadagni, attraverso misure atte a tutelare i lavoratori informali, stagionali, occasionali, migranti e autonomi, introduzione di politiche di mantenimento dell’occupazione e misure di agevolazione fiscale e finanziaria.

Per l’Oil queste misure devono essere attuate in maniera tempestiva, ed essere costantemente monitorate per testarne il corretto funzionamento. A ciò si aggiunge la necessità di gestire un’informazione accurata, coerente e trasparente, non solo a livello nazionale ma anche a livello aziendale.