Comunemente si potrebbe pensare che anticipando il pensionamento dei più anziani si riuscirebbe a ridurre il tasso di disoccupazione, favorendo l’ingresso nel mondo del lavoro di giovani lavoratori. Si tratta però di un’ipotesi poco veritiera, sopratutto in determinati settori.

Il mercato del lavoro italiano si dimostra sempre più inflessibile e complesso e, mentre per i lavori in cui non serve alcuna qualifica il ricambio occupazionale rasenta la totalità dei casi, per ambire a posizioni più qualificate l’uscita anticipata dei senior dal mercato occupazionale non favorisce l’ingresso dei giovani.

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E’ quanto emerge dal rapporto elaborato dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro, che ha indagato lo stato del ricambio generazionale in Italia. La ricerca entra nel dettaglio delle professioni sostituibili, dove il ritiro dei più senior favorisce l’occupazione giovanile, e quelli invece non sostituibili, in cui i lavoratori esperti sono necessari per favorire la formazione e l’inserimento dei giovani.

I lavori in cui il ruolo dei senior è fondamentale

Nello specifico, i lavori in cui il ritiro anticipato dei senior non ha favorito l’occupazione giovanile sono: legislatori, imprenditori e top management, professioni ad elevata specializzazione, impiegati, operai, conducenti di veicoli e militari. Per queste professioni, il pensionamento ha comportato una semplice sostituzione del personale con lavoratori già esperti, ma più giovani. In alcuni casi, il pensionamento è stato tratto a vantaggio dell’azienda, che ha scelto di non rimpiazzare il posto vacante, tagliando così le spese per i dipendenti.

Tra le professioni in cui, invece, il ricambio occupazionale è possibile, vi sono quelle legate al commercio e ai servizi, in cui i lavoratori più giovani costano meno in quanto, non vantando particolare esperienza, non vengono retribuiti con stipendi elecati.

Istruzione in aumento

Il rapporto ha inoltre tradotto in dati quello che è un fenomeno ormai chiaro. I pensionati hanno una formazione nettamente inferiore rispetto ai giovani alla prima esperienza di lavoro: la metà ha infatti conseguito esclusivamente la licenza media e solo il 15% è laureato.

Il differente livello d’istruzione e di esperienza lavorativa, le diverse attitudini verso la tecnologia e le competenze trasversali maturate non consentono di prevedere che la diminuzione dell’età pensionabile porti all’assunzione di giovani, perché più probabilmente si assumeranno lavoratori adulti che hanno le stesse caratteristiche e skill di quelli che devono essere sostituiti.

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