Lo abbiamo detto e vogliamo ripeterlo: il nostro compito, adesso è ridisegnare il futuro. Siamo bombardati di notizie negative sulla catastrofe sanitaria ed economica che il mondo sta patendo con l’arrivo di questo virus sconosciuto. Certo, il presente è deludente: non eravamo pronti a tutto questo, nessuno di noi lo era, eppure prima o poi l’emergenza finirà.

Quando arriverà la fine saremo catapultati in una realtà nuova, sconosciuta tanto quanto il virus che l’ha creata. Saremo chiamati a ricostruire, ma non partendo da zero, bensì imparando dagli errori e migliorando il nostro mondo. Se fino a questo momento abbiamo vissuto noncuranti dei problemi, adesso siamo costretti a fare i conti con ogni ostacolo che ci impedisce di vivere il futuro che vogliamo.

Fondamentale è, dunque, avere ben in mente un futuro di cui ci si possa innamorare. I messaggi solidali arrivati da famosi brand non bastano a trasformare il mondo. Serve un’idea, che venga raccontata per poter essere realizzata. Insomma, abbiamo bisogno di un’immagine ideale del mondo in cui vogliamo vivere per poter essere motivati nel costruirlo.

E’ l’ora dell’impresa. Con tutto quello che avremo da ricostruire, cosa non vogliamo perdere e cosa, invece, è meglio lasciare andare? Ancora più importante, cosa vogliamo incorporare nella nostra vita che prima non c’era abbastanza? E’ una questione di leadership. Chi ci governa deve offrirci una direzione, creare un senso e avere empatia. Nella Task Force voluta dal Governo per affrontare la fase due ci sono persone illuminate che parlano di inclusione, futuri possibili e di rivedere l’attuale idea di capitalismo. Ognuno di noi può farsi portavoce di quest’idea, spostando la conversazione dal virus alla visione, dalla perdita al progetto.

Questo non significa sottovalutare i danni della pandemia. Piuttosto il nostro obiettivo è suggerire un nuovo punto di vista, che veda nella crisi un’occasione per migliorare la nostra esistenza. Il cielo di Milano, dopo tanti anni, torna ad essere stellato. Vogliamo davvero sacrificarlo? Cosa possiamo fare per preservarlo? Qualcuno potrebbe obiettare facendo riferimento ai costi necessari per la riconversione. Ma non si potrà ripartire con gli strumenti a disposizione: il virus ci obbliga a ripensare la nostra esistenza, dunque perché non farlo in un’ottica di sviluppo sostenibile?

Infine, dobbiamo concentrarci meno sul Covid-19 e più sul futuro che vorremmo. L’Italia del dopoguerra non si è rialzata unicamente grazie al piano Marshall. E’ ripartita soprattutto grazie allo spirito imprenditoriale che ancora oggi caratterizza il tessuto della nostra piccola e media impresa. Forse è giunto il momento di rispolverare quello spirito, collaborando e soprattutto comunicando.