In pochi giorni l’emergenza sanitaria ha stravolto il panorama lavorativo del nostro Paese.  L’analisi statistica della Fondazione Studi Consulenti del lavoro ha fotografato le condizioni di 23 milioni di lavoratori costretti a fare i conti con un’Italia bloccata dal Coronavirus. Di questi  3 milioni sono rimasti a casa a causa del blocco della produzione, corrispondente al 13,2% degli occupati italiani. E altri 3,6 milioni lavorano per aziende a rischio chiusura.

Le ultime aziende a bloccare la produzione sono Ducati, Maserati e Fca, precedute da Geox, Luxottica, Almaviva e Lamborghini. La chiusura è, ovviamente, temporanea: in alcuni casi si chiude fino al 27 marzo, in altri solo per alcuni giorni, ma tutto dipende dagli sviluppi futuri. Quel che è certo è che il calo della domanda e la chiusura dei punti vendita hanno causato un danno senza precedenti.

Mentre in Cina si torna pian piano alla normalità, con la riapertura di stabilimenti e grandi catene distributive, in Italia molte imprese bloccano volontariamente le attività. Eccone Alcune:

  1. Ducati chiude il proprio stabilimento di Borgo Panigale, a Bologna, fino al 25 marzo, riorganizzare la produzione in linea con le nuove misure di sicurezza.
  2. Ferrari chiude per due settimane gli stabilimenti di Modena e Maranello e stabilisce che tutti i dipendenti osserveranno la decisione di astensione dal lavoro.
  3. Lamborghini mette in ferie tutti i lavoratori.
  4. Luxottica sospende per tre giorni l’attività produttiva dei poli di Agordo, Sedico, Cencenighe (BL) Rovereto (TN) Lauriano (TO) Silvi Marina (TE) e Città Sant’Angelo (PE), e di due giorni del polo logistico di Sedico. Le sospensioni delle attività saranno coperte con il ricorso alla cassa integrazione, e consentiranno di riorganizzare le linee produttive in accordo con gli ultimi decreti governativi.

Dall’altro lato ci sono i lavoratori che devono necessariamente continuare a lavorare: 7,9 milioni tra medici, infermieri, ma anche forze dell’ordine e addetti alle pubbliche amministrazioni, ogni giorno devono continuare ad erogare servizi indispensabili ai cittadini. Ma anche insegnanti e docenti universitari, che continuano a garantire l’attività formativa, e tanti altri addetti ai lavori in attività private: commercio, informazione e credito.

Chi si ferma, lo fa per salvaguardare la sicurezza e il benessere comune. Scelte del genere, difficili e con effetti da non sottovalutare, sono preziose per aiutarci a uscire prima dall’emergenza.