L’emergenza sanitaria ha messo in ginocchio la nostra economia con conseguenze che rischiano di essere profonde e di lunga durata. I manager devono gestire una situazione delicata: oltre a temere per il futuro della propria organizzazione, sono costretti a lasciare a casa troppi dipendenti.

Il licenziamento è l’unica strada per tutelare la sopravvivenza dell’azienda. Ma è un momento difficile, durante il quale sorgono senso di colpa e tristezza. Oltre alla difficoltà di affrontare questo momento, scegliendo le parole giuste per comunicare una tanto brutta notizia, i manager hanno la responsabilità di rassicurare chi rimane, senza alimentare false speranze nei confronti di chi è a rischio.

Per licenziare i membri del proprio team la calma non basta. Ecco alcuni suggerimenti per i manager che, se seguiti, possono ridurre il senso di colpa.

Riflettere sulla necessità del licenziamento

Il ridimensionamento è davvero necessario? L’impulso a tagliare i costi è comprensibile, ma dev’essere giustificato. Questa pandemia è un momento storico eccezionale, che sarà decisivo per l’economia, le carriere e le vite delle persone, e potrebbe richiedere una risposta differente. In qualità di leader i manager hanno la responsabilità di sostenere un pensiero creativo su come salvaguardare il futuro dei dipendenti: il licenziamento è l’ultima spiaggia.

Se poi il ridimensionamento è inevitabile è necessario fare ogni sforzo per renderlo il meno doloroso possibile per l’intera organizzazione, magari con più cicli di tagli.

Raccogliere informazioni

A questo punto ogni leader deve prepararsi al meglio. Prima di licenziare qualcuno è fondamentale scegliere il momento adeguato per un confronto individuale. Non solo. Chi è deputato a dare questa notizia dev’essere preparato a dare informazioni su quello che succederà in seguito (ad esempio sui modi e tempi di erogazione della buona uscita).

Comprendere i propri limiti

Così come i colloqui anche i licenziamenti avvengono a distanza. Il non potersi confrontare personalmente con chi è fuori dai giochi aumenta lo stress legato a questo momento, oltre ridurre la possibilità di avere una conversazione privata. Infatti, tutti abbiamo una famiglia da curare  e molte altre cose da fare, perciò è indispensabile chiedere al dipendente 15 minuti del suo tempo, lontano dalle distrazioni.

Attenzione a non sottovalutare le reazioni. Gli interessati potrebbero prevedere quello che sta per accadere, e alcuni non hanno i mezzi psicologici per affrontare un licenziamento. In questi casi si possono usare frasi del tipo: “Puoi dirmi quando sei pronto ad affrontare questa conversazione?”

Scegliere il tono giusto

Dovendo consegnare il messaggio a distanza è ancora più importante usare empatia e compassione. L’obiettivo è quello di trattare tutti con equità e rispetto. In tal senso è fondamentale non soccombere alla proprie insicurezze affermando “è davvero difficile per me” né tanto meno comportarsi in maniera fredda e distaccata.

Il segreto consiste nel trovare un modo per coinvolgere le proprie emozioni restando calmi e tranquilli: per questo sarà da prediligere la video chiamata al colloquio telefonico, così da creare un contatto visivo.

Essere umani e diretti

Il messaggio dev’essere chiaro e inequivocabile. Se i messaggi preimpostati possono sembrare troppo diretti, allo stesso tempo permettono all’altra persona di elaborare la notizia. I manager, inoltre, non devono dimenticare di lodare la dedizione e l’impegno dimostrato fino a quel momento, spiegando brevemente quali sono i motivi che hanno portato l’organizzazione a prendere questa decisione.

Da qui l’importanza di comunicare che non si tratta di una specifica prestazione lavorativa: non è colpa del dipendente ma di una circostanza globale che nessuno di noi ha creato.

Offrire assistenza senza fare eccessive promesse

Una volta comunicata la brutta notizia, i manager non devono dimenticare di offrire supporto e assistenza. Essere disponibili a chiarimenti così come a fornire contatti per nuove opportunità lavorative può essere un aiuto prezioso per chi si trova in difficoltà.

Senza dare false speranze. Illudere il dipendente su un futuro ritorno in azienda una volta finita l’emergenza può essere pericoloso: il rischio è quello di rassicurare chi è stato licenziato sul fatto che si tratti di una situazione momentanea, impedendogli di sfruttare nuove opportunità lavorative.

Sfogo alle tensioni

Questo è un periodo particolarmente stressante per chi è a capo di un’azienda. Manager e Ceo si sentono responsabili del lavoro, della salute e del benessere di ogni membro del team, comprese le rispettive famiglie. Alcuni, per alleviare la tensione, si rifugiano in rituali e routine. Ma le nostre abitudini, ormai, sono state modificate.

E’ fondamentale, dunque, avere un luogo in cui potersi sfogare, scaricando la tensione accumulata in tre lunghi mesi. Si può cercare un confronto in colleghi e amici, annotando suggerimenti sui modi in cui stanno affrontando l’emergenza.

Non dimenticate di prendervi cura di voi stessi. Lo stress dipende anche dalla mancata attenzione per il proprio benessere: mangiate cibo sano, fate sport e dormite il necessario.