Il lockdown ha aumentato l’uso dei canali televisivi e dei media online. Secondo i dati raccolti da Auditel, tra fine febbraio e metà aprile l’audience della televisione italiana è aumentato del 40%, raggiungendo il 60% per ciò che riguarda le fasce più giovani, tra i 15 e i 34 anni. Nonostante ciò, si assiste a un calo degli investimenti per la pubblicità online. Infatti, mentre nel 2019 si era registrato un aumento, con un investimento pari a 3,3 miliardi di euro, il 2020 si concluderà con una netta decrescita del settore, sia in televisione che sul resto dei canali online. Se negli ultimi anni il mercato era in crescita, assestandosi intorno agli 8,2 miliardi di euro di raccolta, per il 2020 ci si aspetta un netto rallentamento, che porterà il mercato ad un valore inferiore ai 7 miliardi.

A dirlo sono i risultati della ricerca condotta dall’Osservatorio Internet e Media della School of Management del Politecnico di Milano, presentati in occasione del convegno “Internet Advertising: tra creatività e innovazione”. Le aziende sono molto più restie ad investire in campagne di advertising. In effetti il momento che stiamo vivendo è propulsore di grandi cambiamenti, che si concentrano sulla riconversione online. Se prima la digitalizzazione dell’offerta era stimata in un periodo di tre-cinque anni, con il Coronavirus questo processo è destinato ad esaurirsi nei prossimi mesi. A poter cavalcare l’onda, dunque, saranno le agenzie capaci di adattarsi a questa nuova situazione, con la consapevolezza che l’intero sistema economico-industriale sarà diverso. I tre ingredienti fondamentali per farcela sono l’orientamento al lungo periodo, coinvolgimento del vertice strategico e tempestività d’intervento.

I processi creativi, l’uso delle tecnologie e la conoscenza delle nuove opportunità, dunque, sono fondamentali per le imprese, poiché consentiranno loro di comunicare con i consumatori in modo adeguato. E sono proprio gli utenti ad essere al centro dei processi di trasformazione: i consumatori hanno cambiato abitudini in un modo irreversibile. A tal proposito è stata condotta una ricerca, con il fine di indagare l’intero processo creativo con cui vengono realizzate le campagne pubblicitarie. I risultati vedono il 53% delle aziende italiane propenso a delegare tutto il processo di ideazione ad agenzie esterne, mentre il 47% mantiene il controllo sullo storytelling. Di questo 47% poco meno della metà si occupa anche della creazione della creatività, mentre il resto lascia all’esterno anche questo fondamentale momento.

Dalla medesima ricerca emerge una preferenza verso i piccoli influencer rispetto alle celebrity. Questa scelta può essere spiegata in termini di specializzazione: questi influencer hanno follower più attivi e qualificati. In questo modo le aziende hanno la sicurezza di rivolgersi a basi di utenti ristrette, con cui comunicare in modo più accurato e approfondito.

Se invece si considera l’innovazione, spuntano due nuovi strumenti. L’audio advertising e il digital-out-of home sono due nuovi mezzi nei quali stortelling e creatività possono avere un ruolo fondamentale. Tuttavia, non è chiaro il valore della raccolta pubblicitaria generata da questi due nuovi formati. Ciò che è certo è che l’evoluzione tecnologica porta con sé nuove opportunità che rappresentano un trampolino di lancio per il Media mix complessivo.

Fonte:corrierecomunicazione.it