Non per tutti lavorare da casa è risultato un problema, tant’è che molti di loro si sono così tanto affezionati allo smart working che ora non lo vogliono più lasciare, a patto che non venga offerto un generoso incentivo dalle proprie aziende.

È proprio questo il caso dei dipendenti londinesi che, dopo tanti mesi trascorsi a casa in cui si sono dovuti riorganizzare e destreggiare tra faccende domestiche e meeting, oggi non vogliono più rinunciare a quella “libertà” e “comodità” che il lavoro da remoto gli ha garantito in questo lungo periodo.

A dirlo è una ricerca riportata da Bloomberg e svolta da YouGov Plc per Locatee, una società per l’analisi dei posti di lavoro, che ha proprio evidenziato come, dopo la pandemia, gli impiegati di Londra tornerebbero, si, a tempo pieno in ufficio, ma solo con un aumento salariale che possa coprire almeno il costo dell’abbonamento del treno per arrivare in azienda. Più precisamente, il 43%  chiederebbe un aumento di 5100 sterline (quasi 6 mila euro), che corrispondono proprio alla spesa annuale per l’abbonamento del treno tra Londra e Tunbridge Wells, una città pendolare del Kent.

Questo aumento di salario comporterebbe un incremento medio del salario dei lavoratori londinesi di circa del 15%.

Nel tentativo di ristrutturare una normalità ormai lontana dalla nostra quotidianità, le imprese stanno riscontrando non piccole difficoltà e molte aziende stanno già pianificando una modalità di lavoro “ibrida”, che includa giorni di regolare lavoro a domicilio.

La posta in gioco è alta e se non si trovasse un accordo, le aziende rischierebbero di perdere molto personale.