Due giorni fa, durante una commissione in Comune, sono stati presentati dati preoccupanti in merito all’occupazione femminile. La responsabile dell’Ispettorato del lavoro di Bologna, Michela Marchiolo, ha evidenziato come nel 2020, a Bologna, moltissime neo-mamme si sono trovate costrette a licenziarsi a causa di un part-time negato. 818 dimissioni volontarie di donne che hanno deciso di lasciare il lavoro nei primi tre anni di vita dei figli. Tra queste, 811 hanno chiesto maggiore flessibilità alle proprie aziende con orari ridotti per poter conciliare lavoro e famiglia. In 789 hanno ricevuto un ‘no’ come risposta.
La maggior parte dei casi riguarda soprattutto impiegate e operaie dai 30 ai 40 anni, del settore terziario, con figli nel primo anno di vita.

Marchiolo ha inoltre ricordato all’assessore comunale al Lavoro, Marco Lombardo, i 3.000 posti di lavoro femminili persi in pandemia: “la ripresa economica non significa da subito ripresa occupazionale. Ci sono settori che faranno fatica e sono settori a prevalente occupazione femminile, quindi, l’attenzione deve essere massima”.

L’anno della pandemia è stato un anno nero per l’occupazione femminile. A Bologna, delle 11mila persone che hanno perso il lavoro nel 2020, più del 50% sono donne, come certificato da Cristina Pattarozzi della Cgil.